lunedì 19 luglio 2010

"Delirio"di una notte di mezza estate

Il caldo di questi giorni mi deve aver fuso il cervello ... questa notte, in attesa di trovare sollievo dalla canicola con un sonno ristoratore, pensavo alle indiscrezioni di questi ultimi giorni.
Le notizie raccontano fatti reali, o almeno questa è la definizione del termine, le indiscrezioni possono trasformarsi in notizie o in bufale, e solo il tempo lo stabilirà.

Le indiscrezioni a cui facevo riferimento sono due, la presunta disponibilità di Dzeko ad attendere una settimana per verificare che l'interesse del Milan sia definitivamente tramontato, e l'ipotesi che la società rossonera, così come Inter e Samp, possa ricevere in anticipo di un anno i milioni derivanti dai diritti televisivi.

Dzeko, a mio parere, è destinato a diventare uno degli attaccanti più forti del mondo. E' vero che fino ad oggi è stato testato solo nel campionato tedesco, ma è altrettanto vero che in questo momento la Bundesliga ha ben poco da invidiare alla nostra Seria A ... il nostro campionato sta perdendo posizioni, e se la Premier Leage inglese e la Liga spagnola sono ormai superiori di alcune spanne rispetto alla Serie A, Bundesliga e Ligue 1 ci hanno ormai raggiunti.

Sono in disaccordo con chi afferma che l'attacco del Milan, tutto sommato, è il reparto che ha meno necessità di essere modificato.
Se rimane il Dinho si finirà per utilizzare il 4-3-3, e tornerebbe d'attualità il problema del sostituto di Pato e dello stesso Dinho, inoltre avremo ancora tre attaccanti per un solo posto da centravanti.
Un eventuale acquisto di Dzeko non lo vedrei come un'operazione mediatica per tacitare i tifosi poco evoluti, perchè una simile operazione comporterebbe le cessioni di Hunty e del Dinho aprendo interessanti prospettive per la prossima stagione.
Condivido, invece, che sarebbe opportuno mettere mano a centrocampo e sulle fasce.

Ronaldinho ha un'offerta di 40 mln di dollari per quattro anni dai Galaxy, il Milan gli offre un biennale a 4 mln di euro annui a partire dal luglio 2011 ... tra le due proposte non c'è confronto.
Inoltre la Soccer League americana non paga i cartellini dei giocatori provenienti dai campionati europei, ma li prende a scadenza.
La scelta che potrebbe fare il Gaucho è di giocare l'ultima stagione al Milan, come da contratto, e poi, ormai libero di decidere il proprio futuro, sottoscrivere il ricco contratto con i californiani. Ma con quale spirito e con quali stimoli giocherebbe la sua ultima stagione in rossonero?
Per cedere Dinho mi accontenterei anche di 5 mln (una simile cifra forse gli americani sarebbero disposti a spenderla), che aggiunti ai 15 di Hunty (Bayern?) e ai 23 dei due ingaggi lordi renderebbero possibile l'operazione Dzeko.

Fatte queste premesse, ecco il "delirio" citato nel titolo:
lo scorso anno il modulo Leonardo prevedeva Dinho a presidiare il suo monolocale sulla sinistra, Pato a marcare stretto il guardalinee sulla destra, e Borriello a combattere tutto solo in mezzo alla difesa avversaria.
Il Pato di Ancelotti, invece, agiva da seconda punta. Ma tendeva a svariare su tutto il fronte d'attacco lasciando sempre il centravanti troppo solo.
Proviamo ad immaginare un attacco composto da Borriello e Dzeko, entrambi dotati di fisico ma anche di dinamismo, con Pato libero di muoversi alle loro spalle e sfruttare con i suoi inserimenti i varchi aperti dai due centravanti. Pato sarebbe una via di mezzo tra un centravanti arretrato e un trequartista, e in quella posizione potrebbe dare libero sfogo al suo estro e alla sua fantasia.

Alle sue spalle Pirlo, affiancato da due mediani come Flamini e Ambrosini, potrebbe dedicarsi principalmente al compito di innescare le tre frecce là davanti invece che essere obbligato a fare il mediano puro come lo scorso anno.
C'è anche da considerare che lo scorso anno le opzioni a disposizione di Pirlo erano quelle enunciate poc'anzi: Dinho ad attendere palla sui piedi di qua, Pato defilato di là, Seedorf a fargli da tappo poco più avanti e Borriello ingabbiato in area.

In definitiva ammetto che l'idea di Pato alle spalle di Dzeko e Borriello potrebbe sembrare balzana, ma sarei curioso di verificarne la fattibilità sul campo ... ed in ogni caso non è altro che un delirio di una notte di mezza estate ...

lunedì 12 luglio 2010

Adelante España


Risultato storico per gli spagnoli che vincono la 19° edizione del mondiale di calcio diventando l'ottava nazionale capace di conquistare il titolo più prestigioso nello sport più popolare del globo.
Inizio di terzo millennio davvero scoppiettante per gli iberici, in particolare negli sport di squadra ... vero indicatore della crescita del movimento sportivo di una nazione.
Ai Nadal, Ballestreros, Lorenzo ecc., che sono la punta di diamante di un intero movimento all'interno delle singole discipline, l'ultimo decennio ha rivelato la Spagna come una delle nazioni guida nell'ambito degli sport di squadra.

Nel Calcio, appunto, hanno vinto per la prima volta il titolo mondiale due anni dopo il secondo campionato europeo (il primo nel 1964).
Nel Basket sono campioni mondiali in carica (2006, prima volta), in attesa di difendere il titolo nella prima metà del prossimo settembre, e anche nel Basket sono campioni europei in carica (2009) per la prima volta dopo cinque finali perse.
Nel Volley stanno scalando le classifiche e si sono aggiudicati il loro primo titolo europeo nel 2007.
Nella Pallamano hanno vinto il primo mondiale nel 2005, sono arrivati secondi agli europei 2006 e hanno ottenuto due medaglie di bronzo olimpiche nel 2000 e nel 2008.
Nella Pallanuoto hanno ottenuto una doppietta mondiale a cavallo del nuovo millennio (1998 e 2001) e sono vicecampioni mondiali in carica (2009), mentre il titolo europeo continua ad essere tabù, probabilmente ancora per poco.
Nell'Hockey Prato hanno bissato nel 2005 il titolo europeo conquistato nel 1974, e hanno raggiunto la finale nel 2003 e nel 2007. A livello mondiale possono vantare un terzo posto nel 2006 e sono vicecampioni olimpici in carica.
Nell'Hockey Pista sono i dominatori incontrastati, hanno vinto quattro dei cinque mondiali disputati nell'ultimo decennio e gli ultimi cinque titoli europei.

Una serie di risultati impressionanti.
Nei principali sport di squadra agli iberici manca il salto di qualità solo nel Rugby, nell'Hockey Ghiaccio e nel Baseball, sport nel quale le europee sono subordinate a centronordamericane e asiatiche, ma a livello europeo gli spagnoli sono ai vertici dopo l'irraggiungibile Olanda.

sabato 10 luglio 2010

La Tela del Ragno

Se lo scorso anno il Milan è rimasto intrappolato nella tela del ragno, quest'anno il ragno ci ha raggiunti, ha inoculato nel nostro corpo il suo veleno, e ci ha avvolti in un bozzolo ... in attesa di ...
La scorsa estate le esigenze di bilancio hanno portato la proprietà a cedere Kakà per ripianare un buco di bilancio vertiginoso, ma è rimasto (per scelta della proprietà) un minimo margine di manovra che è servito ad acquistare Huntelaar.
E' chiaro che quando si ha a disposizione una sola mossa il rischio di sbagliare è molto alto, e, a conti fatti, la decisione di spendere i 15 mln disponibili per prendere l'olandese invece che Cissokho (che costava la stessa cifra) si è rivelata la mossa sbagliata.
Evidentemente la dirigenza non si è fidata delle condizioni fisiche di Borriello e non ha voluto rischiare di puntare tutto su Inzaghi nel caso in cui Borriello avesse ripetuto la stagione disgraziata dell'anno precedente.


Se, come dicevo, lo scorso anno esisteva questo minimo margine di manovra che ci consentiva di agitarci sulla ragnatela, quest'anno, avvolti strettamente nel bozzolo, siamo completamente impossibilitati a fare il benchè minimo movimento.
La situazione di bilancio non è drammatica come un anno fa, ma una cinquantina di milioni di disavanzo non sono pochi, l'imperativo è la riduzione del deficit 2010.
Per raggiungere questo obiettivo Berlusconi non ha chiesto di cedere il giocatore maggiormente valutato dell'intera rosa (Pato), ma ha rifiutato di investire qualsiasi cifra e, anzi, ha dato mandato alla dirigenza di ridurre il disavanzo con le operazioni di mercato e con la manipolazione dei contratti attualmente in essere.

E' questo il senso dello scambio Storari/Amelia (+4,5 mln), e Favalli/Yepes (risparmio di 0,2 mln di ingaggio), così come unicamente in chiave bilancio va letto il prolungamento del contratto di Oddo con spalmatura dell'ingaggio di un anno su due.
Naturalmente se l'obiettivo primario di qualsiasi manovra di mercato è l'alleggerimento del deficit, si perde di vista la questione tecnica con il rischio di pagare questa situazione a caro prezzo nella prossima stagione.
Ho la sensazione che chi si aspetta un qualche investimento in questa sessione di mercato rimarrà profondamente deluso.


Pubblicato sul MilanDay Blog
http://milanday.blogspot.com/2010/07/la-tela-del-ragno.html

domenica 4 luglio 2010

Legna da Ardere

Lo scorso anno la Lega Calcio propose l'ampliamento del numero di extraue provenienti da federazione estera da due a tre, con la ratio di ridurre il gap che divide il campionato italiano dagli altri tornei continentali che non hanno alcuna limitazione di questo genere.
Prima della "genialata" partorita dalla F.I.G.C. nella riunione dell'altro giorno il regolamento prevedeva la possibilità di sostituire due extra in uscita dall'Italia con altrettanti giocatori provenienti da federazione estera, ferma restando la possibilità di tesserare un numero illimitato di extraue già presenti nel campionato italiano.

La riduzione da due a uno di questa fattispecie di giocatori ha lo scopo, secondo la cervellotica teoria di Abete & C., di dare una spinta allo sviluppo dei vivai, decisione presa sull'onda emotiva della debacle azzurra ai mondiali, ma priva di qualsiasi sostegno da parte della logica e del buon senso.
Questa decisione, in realtà, avrà l'effetto di mettere ulteriormente in difficoltà le squadre italiane nelle competizioni europee, ma non porterà alcun vantaggio ai vivai delle nostre squadre.
Come affermato dal Presidente di Lega Beretta, questo provvedimento impedirà l'arrivo in Serie A di soli 12 giocatori, sicuramente non un toccasana per i vivai italiani.

Inoltre sarebbe opportuno che queste modifiche regolamentari venissero decise a bocce ferme.
Anche senza entrare nel merito di questa novità, sarebbe stato corretto farla entrare in vigore a partire dalla prossima stagione, dato che la campagna acquisti è già iniziata da tempo.
A questo proposito serebbe interessante sapere se questi lungimiranti dirigenti abbiano verificato che nessuna squadra abbia già cambiato due extra, eventualità che creerebbe una disparità di trattamento inammissibile.

Nel frattempo il regolamento permette a qualsiasi squadra italiana, in linea teorica ma (vedi Inter) anche pratica, di tesserare anche una intera rosa senza neanche un giocatore utilizzabile nella nazionale italiana, a dimostrazione della assoluta insostenibilità delle ridicole motivazioni di Abete (e Campana).

mercoledì 30 giugno 2010

Blatterismi e Blatteraggini

Dopo la pessima domenica mondiale vissuta dagli arbitri di Germania-Inghilterra e Argentina-Messico (e dai tifosi inglesi e messicani), il titolo più gettonato sui quotidiani, sportivi e non, è stato: "Blatter riapre alla tecnologia" ...
Giusto qualche mese fa, in occasione della riunione annuale dell'International Board, è emersa una chiusura totale da parte di questa istituzione verso l'utilizzo delle tecnologie sui campi da calcio.
Questa supposta riapertura (e il termine "supposta" non è utilizzato a caso) è semplicemente una strategia di smarcamento adottata dal presidente della Fifa in attesa che si stemperino le polemiche. 
Quando le acque si saranno calmate, sono certo che l'ineffabile Blatter si riposizionerà al di qua del guado.

Il concetto, opinabile, che Blatter enuncia nelle sue teorie contro le tecnologie, è che il calcio deve essere lo stesso, sia che si giochi un mondiale sia che si giochi in terza categoria.
Come massima concessione al progresso, ipotizza chip nel pallone e sensori sulla porta, soluzioni piuttosto improbabili.
La soluzione più semplice è questa:


... un monitor, due telecamere in linea con i pali posizionate una di fronte all'altra, un "giudice" dotato di un microfono in collegamento diretto con l'arbitro e i guardalinee ... e il gioco è fatto.
Una soluzione facilmente attuabile in qualsiasi campionato nazionale (seconde e terze categorie comprese), e in qualsiasi competizione internazionale.
Ma il problema è che un giudice davanti ad un monitor potrebbe anche dire all'arbitro che questo gol ...

... è da annullare, a scelta, per il primo fuorigioco (difficile da rilevare), per il fallo sul portiere (evidente), o per il secondo fuorigioco (elementare Watson).
Quindi l'utilizzo di un monitor per stabilire se un gol è tale o no, finirebbe per "sconfinare" fino a diventare una vera e propria moviola in campo.
Ci tengo a dire che sono d'accordo con chi ha forti dubbi sull'utilizzo della moviola, è sufficiente osservare le varie trasmissioni televisive che seguono una qualsiasi giornata di campionato per notare come, molto spesso, un episodio impegni fior di esperti per decine di minuti senza che sia possibile trovare un'unanimità di giudizio. In casi controversi o poco chiari basterebbe non intervenire e dare per buona la decisione assunta dall'arbitro, ma nei casi evidenti come i due esempi proposti dal mondiale (o anche la doppia mano di Henry contro l'Irlanda), l'intervento del "giudice" darebbe non solo un contributo alla limitazione delle ingiustizie sportive e alle "furbate" da parte dei giocatori, ma porterebbe una maggiore serenità ad arbitri, giocatori e tifosi.

P.S. Non è la prima volta che Blatter mi stimola qualche considerazione ...
http://milanalisi.blogspot.com/2010/03/flash-forward.html
http://milanalisi.blogspot.com/2010/01/fair-play.html

martedì 22 giugno 2010

Ventiquattro

24 anni ... 24 stagioni agonistiche.
Quella appena conclusa è stata la 24° stagione completa del ciclo Berlusconi.
24 è un numero che si presta particolarmente al confronto tra "epoche" diverse ... ad esempio si possono confrontare i primi otto anni (un terzo) del Berlusconi imprenditore (ma in qualche modo anche politico), ed i successivi sedici (due terzi) nei quali il proprietario del Milan è stato sia politico che imprenditore ... oppure si possono anche confrontare i risultati ottenuti nei primi dodici anni con quelli degli ultimi dodici, periodi abbastanza lunghi da poter essere interpretati per le linee di tendenza espresse.

Cominciamo dal nostro "habitat naturale": la Coppa Campioni/Champions League.
Nei primi otto anni (dal 1986/87 al 1993/94) la bacheca di via Turati si è arricchita dei tre trofei conquistati nel 1989, nel 1990 e nel 1994.
Nei successivi sedici ne sono arrivate "solo" due (2003 e 2007). Sicuramente due Champions vinte in sedici anni sono un ottimo risultato (anche se quantitativamente, confrontando i periodi, è un terzo in meno nel doppio del tempo).
Quante tifoserie possono vantare queste soddisfazioni negli ultimi sedici anni? ... due: i tifosi di Barça e Manchester Utd, ma i tifosi del Real Madrid, negli ultimi sedici anni, ne hanno vinte addirittura tre, anche se l'ultima è datata 2002.
In ogni caso è un bilancio positivo, da top club europeo.

La questione dolente, invece, è diventata il campionato, manifestazione che in qualche modo rende meglio della Coppa Campioni l'idea della competitività di una squadra.
Nei primi otto anni di gestione Berlusconi sono arrivati ben quattro scudetti, solo tre nei successivi sedici.
Se dividiamo i 24 anni in tre periodi da 8 il risultato è: quattro scudetti nel primo periodo, due nel secondo e uno nel terzo.
Se li dividiamo in due periodi da dodici anni, il responso è di cinque scudetti nei primi dodici anni contro solo due negli ultimi dodici ... ma in realtà sono due le vittorie negli ultimi 14 campionati.
I tentativi falliti di vincere lo scudetto sono diventati sei consecutivi ... record negativo della gestione Berlusconi che ha dovuto attendere un anno prima di vincere il suo primo titolo italiano (1988), tre tentativi falliti compensati dalla tripletta di Capello tra il 1992 e il 1994, ancora solo un anno di attesa prima di rivincere nel 1996, due stagioni (orribili) prima del "miracolo" di Zaccheroni nel 1999, poi i tempi di attesa si dilatano ... altre quattro stagioni per tornare ad essere campioni d'Italia nel 2004 con Ancelotti e da allora, come dicevo prima, sono sei anni di attesa ... con la prospettiva di allungare il filotto nonostante i proclami di Galliani.
Nella storia rossonera, a partire dal secondo dopoguerra, sono solo due i periodi "oscuri" più lunghi di quello che stiamo vivendo: i dieci anni che dividono lo scudetto del 1968 da quello della stella vinto nel 1979, e gli otto trascorsi tra quello del 1979 e quello del 1988.


Anche nelle altre manifestazioni si nota una certa differenza negativa di risultati tra i primi otto anni della presidenza Berlusconi ed i successivi sedici ... a parte la Coppa Italia vinta nel primo anno dell'utimo miniperiodo di otto.
Le due Coppe Intercontinentali vinte nei primi otto anni contro il Mondiale conquistato negli ultimi sedici.
Due Supercoppe Europee nei primi otto contro tre negli ultimi sedici.
Tre Supercoppe di Lega nei primi otto contro le due negli ultimi sedici.


Una piccola consolazione nasce dal confronto tra il secondo periodo di otto anni con il terzo:
quattro trofei vinti tra il 1995 e il 2002 contro gli otto conquistati tra il 2003 e il 2010, con una sola voce a favore: i due scudetti (1996 e 1999) contro uno (2004).
Per il resto, zero Champions contro due, zero Intercontinentali contro un Mondiale, una Supercoppa Europea contro due, zero Coppe Italia contro una e 1-1 nelle Supercoppe di Lega.




lunedì 14 giugno 2010

(S)ex Appeal

Tratto da MilanDayBlog


Galliani lo ha detto il 23 aprile scorso all'assemblea dei soci nel giorno dell'approvazione del bilancio 2009.
"Il mercato sarà più difficile di quello del 2009 che è stato salvato dalla plusvalenza di 66 milioni di euro derivata dalla cessione di Kakà"
Forse intendeva dire che il bilancio, e non il mercato, è stato salvato dalla plusvalenza Kakà, o forse intendeva proprio il mercato, nel senso che senza i 66 milioni di Kakà non arrivava Huntelaar, e non si riscattavano Abate e Di Gennaro ... le uniche tre operazioni onerose della scorsa estate.


Ciò che si è fatto sul mercato fino ad oggi (rientro di Storari dal prestito e Yepes a parametro zero), e le voci di interesse per un altro costo zero come Blasi (che potrebbe sostituire Gattuso), sembrano confermare quanto detto quel giorno da Galliani.
E' vero che c'è tempo fino al 31 agosto, ma le dichiarazioni rilasciate da Galliani in quel momento, messe insieme a quelle successive sulla necessità di cedere prima di acquistare, lasciano poco spazio alla fantasia.


La situazione di bilancio prevista per il 2010 è simile a quella dell'anno precedente, se non ci si inventa qualcosa (qualche importante plusvalenza) si chiuderà il bilancio 2010 sotto di qualche decina di milioni ... ma la proprietà non ha più intenzione di ripianare simili cifre.
Si può pensare, quindi, che le operazioni in entrata costeranno il meno possibile, e saranno utili anche alla riduzione dei costi (come il possibile "scambio" Gattuso-Blasi), mentre è sempre da tenere in seria considerazione la possibilità che la società debba generare plusvalenze importanti.
Il Dinho genererebbe un risparmio più che una plusvalenza, ma anche i risparmi fanno gioco ai fini del bilancio, e le dichiarazioni di Pato giunte dal Brasile, unite alle voci di un'offerta importante del City per Thiago Silva, tengono in apprensione la tifoseria.

Se, da un lato, è possibile che il Milan stia perdendo fascino nei confronti di possibili importanti obiettivi di mercato, dall'altro corre il rischio che si generi un fuggi fuggi generale tra quei pochi (due) fuoriclasse che hanno davanti a loro ancora un futuro ampio e potenzialmente vincente.
Ormai si sa che (a parte Dzeko) se un giocatore vuole cambiare aria ha buone probabilità di riuscirci, questo "periodo storico" rischia di provocare un sensibile calo del "desiderio" nel rapporto tra il Milan e i suoi campioni (non solo nel rapporto con i tifosi) ... forse, come ogni tanto dice Galliani, il "colpo di mercato" consisterà nel trattenere i nostri campioni.

mercoledì 9 giugno 2010

Bambole, non c'è una lira ...

 ... e per il secondo anno consecutivo il Milan si trova con le mani legate, impossibilitato a muoversi sul mercato, fermo come un megalite di Stonehenge, un immobilismo che ha una doppia valenza negativa.

Questa biennale paralisi sta erodendo le potenzialita della squadra.
I giocatori più dotati sono anche i più datati, tranne qualche eccezione, e il loro altissimo chilometraggio abbassa la tenuta atletica ed alza le probabilità di infortunio.
La poca "profondità" della rosa fa il resto ... come abbiamo visto la scorsa primavera, se saltano due top-players la squadra si squaglia.
Ma il danno tecnico, oltre che nell'immediato, si riverbera anche sul futuro.
Stiamo perdendo opportunità (vedi Dzeko e Krasic) che non solo non consentono un rinforzo immediato del gruppo, ma incidono anche sulle prospettive future della squadra.
E nel frattempo si rinforzano le nostre concorrenti, aumentando il rischio, per il Milan, di perdere posizioni nel "ranking" italiano e, di conseguenza, di perdere l'accesso alla Champions League che è una risorsa determinante sia ai fini dell'autogestione finanziaria che per conservare prestigio e appeal nei confronti di sponsor e giocatori di prima fascia.

E' una situazione imbarazzante nei confronti dei tifosi che rispondono, come nel loro diritto, non rinnovando l'abbonamento e disertando lo stadio.
Ma è una situazione imbarazzante anche nei confronti degli sponsor, che nel momento di stilare i loro contratti con la società avevano in mente una squadra capace di essere protagonista sia in Italia che in Europa, e quindi una squadra in grado di dare visibilità e prestigio ai loro marchi.
A questo proposito vorrei stigmatizzare la boutade di Berlusconi sulla disponibilità a fare una pazzia per un grande campione. Era palesemente in contraddizione con la situazione che stiamo vivendo, e se qualche tifoso l'ha presa sul serio, gli sponsor non devono averla particolarmente apprezzata.


Se siamo finiti in questo vicolo cieco non è colpa del destino, ma ci sono delle responsabilità.
L'amministratore delegato Adriano Galliani, come suggerisce la sua carica, viene delegato dalla proprietà ad amministrare la società, e se i conti sono paurosamente in rosso e, per questo motivo, non è possibile migliorare il tasso tecnico della rosa, è evidente che chi doveva amministrare lo ha fatto male.
La prova è negli undici contratti in scadenza nel 2011 che assorbono tali e tante risorse finanziarie da impedire qualsiasi mossa di mercato.
Giocatori invendibili, tranne pochi casi, sia per l'età che per l'entità degli ingaggi percepiti costringono la società o a prolungare i loro contratti per risparmiare qualche milione (ma fossilizzando la squadra alla propria identità), o a perderli alla naturale scadenza senza avere l'opportunità di monetizzare.


Ma le responsabilità non possono essere addebitate totalmente a Galliani.
La proprietà ha il dovere di vigilare sulla gestione della società , e anche se da qualche anno Berlusconi lancia segnali sulla necessità del club di camminare con le proprie gambe, è innegabile che ci sia stato un improvviso e repentino cambio di rotta.
Nell'estate del 2008 si sono verificate operazioni che solo un anno dopo sarebbero state impensabili come l'ingaggio di Ronaldinho, il ritorno di Shevchenko e l'acquisto di Zambrotta gratificati, tutti e tre, da ingaggi che oggi sarebbero totalmente fuori budget.
Se Galliani ha gestito male, Berlusconi può essere accusato quantomeno di lassismo.
Un attimo prima acconsente alla conclusione di certe trattative, o addirittura (Ronaldinho) le promuove con forza, salvo, un attimo dopo, chiudere improvvisamente i rubinetti cassando l'acquisto di Cissokho e, forse, non intervenendo per sbloccare la trattativa per Dzeko la scorsa estate, e lasciando che Galliani si impantanasse nelle sabbie mobili dei casi Adiyiah e Mancini a gennaio quando sembrava praticabile, con un investimento intelligente, la pista Krasic.


Nel frattempo si prospetta un profondo rosso anche nel bilancio dell'anno solare 2010 ... profondo rosso che, anche se nessuno ne parla, potrebbe costringere il Milan ad operare qualche ulteriore cessione eccellente in stile Kakà.

Vorrei dire un'ultima cosa: sostenere che è comprensibile che Berlusconi riduca i propri investimenti nel Milan per questioni di opportunità vista la sua carica istituzionale e la crisi economica che ha investito il mondo intero è pura demagogia ... perchè altrimenti non si spiega quale sia la differenza tra gli investimenti nel Milan e i 18 mln spesi per uno yacht o i 20 per l'ennesima villa ... 

sabato 5 giugno 2010

Milan Nightmare

MilaNightmare
Che incubo spaventoso ... mi sono svegliato in piena notte madido di sudore, e c'è voluto un pò di tempo per rendermi conto che era stato solo un brutto sogno ...

 ... Galliani si reca in Germania per cedere Huntelaar al Wolfsburg, in modo che i tedeschi liberino finalmente il sogno della scorsa estate: Edin Dzeko ... si, ma il bosniaco invece che venire al Milan va a finire alla Juventus ... e chi arriva al Milan in sostituzione di Huntelaar? ... Luis Fabiano!!! ... l'attaccante fortemente voluto lo scorso anno da Leonardo arriva beffardamente dopo che il tecnico brasiliano se n'è andato, e arriva più vecchio di un anno e dopo una brutta stagione disputata al Siviglia ... l'incubo sarebbe già terribile così, ma non è finito li ... ho sognato che anche Krasic, dopo Dzeko, andava alla Juve ... sembrava che a gennaio Krasic potesse arrivare a rinforzare la squadra oltre che ad occupare la casella da extracomunitario, invece la casella l'ha occupata Adiyiah, e il "rinforzo" è stato Mancini in prestito con "obbligo" di riscatto per un'operazione complessiva da 30 mln di euro ... appena il viaggio onirico mi ha portato a San Siro ad assistere ad un Milan-Juventus con Mancini e Ronaldinho di qua e Dzeko e Krasic di là, qualche benedetto meccanismo inconscio di autodifesa è scattato all'interno del mio cervello per porre fine a questo strazio, svegliandomi e riportandomi alla confortante realtà ... mai più la peperonata a cena ... giuro ...

giovedì 3 giugno 2010

Partenza ad handicap?

 In attesa dell'ufficializzazione di Allegri, che sembra poter slittare a fine mese, vorrei porre l'attenzione su un aspetto da non sottovalutare: non le partenze al rallentatore delle squadre allenate dal tecnico Livornese, ma la compatibilità tra il credo tattico del "mister" in pectore rossonero e l'elemento che, più di ogni altro componente la rosa, condiziona e determina la disposizione in campo della squadra.

 Sappiamo che Allegri adotta un 4-3-1-2 che prevede un regista affiancato da due cursori e un trequartista che svaria alle spalle di due punte, il tutto condito da un grande dinamismo espresso da tutti i protagonisti, regista e trequartista compresi.
 L'interrogativo principale che si pone, oltre alle differenti attitudini dinamiche della rosa rossonera rispetto a quella cagliaritana, riguarda la collocazione di Ronaldinho all'interno di questo disegno tattico; la logica suggerirebbe un suo posizionamento nel ruolo di trequartista, come affermato anche da alcuni addetti ai lavori, ma mi sembra che questa soluzione non sia poi così ovvia e automatica.

 Chi segue regolarmente il Milan si sarà accorto che il Dinho tende a piazzarsi con una certa insistenza sulla fascia sinistra, e non solo da quando è al Milan.
 Nella scorsa stagione è capitato in alcune (poche) partite, per situazioni contingenti, che gli fosse richiesto di giocare in una posizione diversa ... un paio di volte addirittura da seconda punta, ma in tutte queste occasioni si è trovato inesorabilmente attirato verso l'out sinistro da una irresistibile forza magnetica.
 Oltre a questa sua tendenza a decentrarsi, va anche detto che il Gaucho non possiede nè la mobilità nè la predisposizione al sacrificio (neanche minima) che deve avere il trequartista ideale di Allegri.


 Se, e sottolineo se, Ronaldinho giocherà in rossonero anche la prossima stagione, questa sarà la questione più scottante da risolvere per il nuovo tecnico che, a mio parere, sarà costretto ad adottare il 4-3-3 relegando ancora Pato all'ala destra, posizione nella quale la pericolosità del Papero si riduce se confrontata alle potenzialità offensive di un suo utilizzo da seconda punta con licenza di svariare su tutto il fronte d'attacco intorno al centravanti.


 Di sicuro per il nuovo tecnico non sarà una sfida facile da vincere ... esordire su una panchina così importante, gestire le forti personalità presenti nel gruppo e trovare soluzioni tattiche differenti da quelle collaudate nelle esperienze precedenti, costituiscono un banco di prova attendibile per stabilire se tanto il tecnico quanto l'uomo hanno lo spessore sufficiente per affrontare un compito così difficile ...